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Il Museo

Oltre il muro

Il Museo delle Arti Monastiche Le stanze del tempo sospeso è un’opportunità per il visitatore, che può toccare con mano la vita delle monache e sondare il mistero impalpabile della clausura. Egli può entrarvi non tanto da spettatore, quanto da protagonista. Un percorso teatrale audioguidato gli fa conoscere le tappe fondamentali della storia del monastero, in un periodo compreso tra il secolo XVI ed il secolo XX. Le voci registrate di alcune attrici lo invitano a calarsi nei panni di vari personaggi, accompagnandolo in una realtà evocativa. La visita al museo prosegue poi nelle sale espositive, ricche di oggetti consumati dall’uso e dal tempo, accantonati dalle monache nei loro contenitori ieri o secoli fa, in attesa di essere ripresi da un momento all’altro, in una dimensione in cui il tempo non può che restare sospeso. 

Le vicende storiche non sono trascorse senza danni attraverso le stanze del monastero. Alcuni oggetti sono stati distrutti, altri venduti in momenti di ristrettezze economiche, ma gli oggetti di uso comune, fra cui quelli della cucina, sono rimasti accantonati e dimenticati anche quando il monastero è stato adibito ad altre funzioni o è restato chiuso. Quando le suore, all'inizio del Novecento, tornano ad abitarlo, respingono la richiesta pressante del mercato antiquario e conservano tutto con grande consapevolezza storica. Le informazioni sulla vita quotidiana sono affidate, oltre che agli oggetti rimasti, alle carte d'archivio: ricettari, giornale delle uscite con note degli acquisti, regolamento per la cucina, carte sparse e inventari. 

Il Museo delle Arti Monastiche si trova nei sotterranei appartenenti al monastero dal Settecento fino al 1861. I piani superiori si raggiungevano salendo la "scala segreta" ed erano occupati dall'educandato. Il piccolo cortile, a cui si ha accesso dalla "stanza del lavoriero", era adibito a limonaia. Le suore "vivevano oltre il muro..." del cortile. Dall'altra parte un orto con alberi da frutta e piante di fiori è stato amorosamente curato dalle clarisse dell'ultima comunità monastica che lo ha abitato fino al 2011. Il possente muro di oggi era più basso e sulla destra si aprivano gli archi per il passaggio.