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La Moretta di Serra de' Conti

Nel Monastero di S. Maria Maddalena visse tra la fine del XIX secolo e il primo quarto del secolo successivo una suora di origine africana, liberata dalla schiavitù in giovanissima età per opera di un sacerdote italiano: Padre Nicolò Olivieri.
Zeinab Alif, sudanese, giunse in Italia all’età di dieci anni e venne affidata alle cure delle clarisse del Monastero di Belvedere Ostrense, dove fu battezzata con il nome di Maria Giuseppina Benvenuti, assumendo il cognome della madrina. Consacrata nell’Ordine di Santa Chiara, rimase a Belvedere Ostrense fino al 1894, quando, a causa della soppressione del convento, dovette trasferirsi a Serra de’ Conti presso il Monastero di S. Maria Maddalena, dove divenne Vicaria, Maestra delle novizie ed infine Abbadessa. La "Moretta", come veniva chiamata, mise al servizio della comunità delle clarisse la propria formazione non solo spirituale ma anche musicale, espandendo la fama di eccellente organista anche al di fuori delle mura monastiche. Si spense la sera del 24 aprile 1926, dopo un’esistenza interamente spesa per i valori evangelici. La sua maturità, sia umana che spirituale, la fece camminare speditamente sul sentiero della santità, una santità vissuta nella semplicità e nel quotidiano, ma riconosciuta sia dalle sue Consorelle che dalla gente del paese. Nel 1987 è stata avviata la Causa di Canonizzazione e il 27 aprile 2011 è stata dichiarata Venerabile.

Gli oggetti della Moretta

All'interno del Monastero di Santa Maria Maddalena sono custoditi gli oggetti appartenuti alla Moretta e si trovano nella stanza in cui ella spirò il 24 aprile 1926. Varie suppellettili si trovano dentro ad una teca, tra cui la tonaca con il velo, il cappellino colorato indossato il giorno del suo battesimo, i suoi spartiti musicali, il quadro della Madonna a lei tanto cara. Inoltre c'è anche la statua di cera realizzata da una consorella poco dopo la sua morte: si tratta dell'unica immagine di Suor Maria Giuseppina, che si ritiene essere la più fedele alla realtà, in nostro possesso.

L'organo suonato dalla Moretta

Nella chiesa del Monastero di Santa Maria Maddalena è presente un organo realizzato da Andrea Gennari (1827/1828) che fu suonato da Suor Maria Giuseppina. Tra i suoi talenti spicca infatti quello per la musica, che si palesò ben presto e che mise a frutto studiando e suonando magistralmente, appunto, l’organo della Chiesa.

L'organo è un piccolo gioiello che si è mantenuto dal 1827-28 fino ad oggi, grazie ad un restauro effettuato nel 2001 dalla prestigiosa ditta padovana dei Fratelli Ruffatti. Ha la caratteristica di alloggiare al suo interno un tamburo con alcuni campanelli. Una cosa strana per i non addetti ai lavori, ma non così insolita a quei tempi. Tamburi negli organi a canne erano infatti molto comuni in Italia durante il diciannovesimo secolo, essi permettevano l’esecuzione del repertorio operistico composto per accompagnare le celebrazioni.

Fu proprio la Moretta a voler impiantare nell'organo della chiesa tamburo e campanelli, lei che studiò musica con ben due maestri, assecondando il suo talento naturale per questa arte. La presenza del tamburo e dei campanelli fu forse per lei un richiamo alle origini, un ricordo lontano del Sudan da cui fu violentemente allontanata quando era ancora una bambina. Ma volle questo inserimento anche perché ciò le permetteva di affrontare repertori più vasti, spaziando dalla musica sacra a quella operistica.

Si narra che la sua bravura fosse tale da richiamare fedeli dai paesi limitrofi durante le celebrazioni, al fine di ascoltarla. A volte, durante le processioni religiose a cui prendeva parte la Banda Cittadina, lei si concedeva di duettare con essa suonando gli stessi brani musicali con l'organo dall'interno della chiesa! Fu un vero talento musicale.


Leggi qui la vita della Moretta tratteggiata dalle sue consorelle nell'articolo tratto da Il Missionario Francescano - Gen / Feb 2010

Suor MARIA GIUSEPPINA BENVENUTI (LA MORETTA)

Dalla schiavitù alla libertà

Rapita da negrieri, ad Alessandria dʼEgitto fu venduta al mercato degli schiavi. Passò di padrone in padrone, incontrandone alcuni più violenti ed altri più umani.

Riscattata da Padre Nicolò Olivieri e portata in Europa, fu affidata alle Suore Clarisse.

“Sono sicura di andare in paradiso, altrimenti il Signore non avrebbe fatto tanto per me. Mi ha mandato a prendere così lontano, mi ha collocato nella sua Chiesa, mi ha fatto sua sposa con la professione religiosa… ed ora dovrebbe abbandonarmi? Neanche per sogno!”

Queste parole piene di fede e di profonda gratitudine fanno eco a parole simili, pronunciate secoli prima da unʼaltra donna, Chiara di Assisi, in punto di morte: “E tu, Signore, sii benedetto che mi hai creata!”. Come Santa Chiara, anche Suor Maria Giuseppina Benvenuti (1845/46-1926) ha fatto della sua vita un canto di lode e di ringraziamento al Padre delle Misericordie, e ne ha tanti Sr. M. Giuseppina di motivi per ringraziare.

Schiava liberata

Il suo nome originario era Zeinab Alif. Era nata nel Kordofan, in Sudan, nel 1845 o 1846. Aveva più o meno otto anni quando fu rapita da negrieri, che le fecero percorrere a piedi o in barca quasi 3000 Km fino ad Alessandria dʼEgitto, dove fu venduta al mercato degli schiavi. Per un anno e mezzo circa passò di padrone in padrone, incontrandone alcuni più violenti ed altri più umani, finché venne riscattata da Padre Nicolò Olivieri, fondatore della Pia Opera del Riscatto, che “comprava” le piccole schiave nere, come Zeinab, e restituiva loro una vita libera portandole in Europa ed affidandole alla generosità di diversi istituti religiosi femminili. Grazie a questo suo benefattore, ora Servo di Dio, Zeinab giunse in Italia e nellʼAprile 1856 fu affidata alle Clarisse Urbaniste del Monastero “San Domenico” di Belvedere Ostrense (AN) per unʼeducazione umana e cristiana.

Battesimo

Il 24 Settembre dello stesso anno ricevette i Sacramenti dellʼIniziazione Cristiana nascendo alla vita nuova in Cristo con il nome di Maria Giuseppina Benvenuti: si affidò così alla protezione dei genitori di Gesù, lei che non seppe più nulla dei suoi genitori naturali. Il cognome Benvenuti le venne dato dalla sua madrina di Battesimo. Maria Giuseppina visse e ricordò sempre con intensità e riconoscenza il suo Battesimo, che le donò la libertà dei figli di Dio: aver conosciuto sulla propria pelle nella sua infanzia il giogo della schiavitù le permise infatti di gustare più profondamente la gioia della libertà.

Nel Monastero Maria Giuseppina crebbe insieme alle altre educande coltivando particolarmente un talento musicale fuori dalla norma: in poco tempo divenne unʼorganista provetta, capace anche di improvvisare e di duettare con la banda cittadina, che nei giorni di festa suonava per le vie del piccolo paese, adagiato lungo le colline della campagna marchigiana.

La consapevolezza di essere amata dal Padre celeste e lʼaffetto di cui era circondata la aiutarono ad addolcire il suo carattere rendendola sempre più amabile ed umile, pur conservando intatte lʼallegria e la vivacità tipiche della sua infanzia e della sua indole africana. Intanto cresceva in lei il germe della vocazione religiosa, tanto che decise di rimanere nel Monastero abbracciando la vita consacrata sui passi di santa Chiara. Erano però dei tempi difficili per gli Ordini contemplativi, osteggiati dalle soppressioni del Regno dʼItalia, che riteneva uno spreco una vita dedita totalmente alla preghiera. Maria Giuseppina dovette quindi attendere a lungo prima di poter essere rivestita in gran segreto dellʼabito francescano nel 1874.

La “Moretta” Clarissa

Si aprì così davanti a lei il tempo del Noviziato, tempo di prova che vide nascere nel suo cuore un dubbio: clausura o missione? Data la sua origine, infatti, la nostra Moretta seguiva con interesse gli sforzi di Mons. Daniele Comboni, che in quegli anni stava iniziando la sua grande opera missionaria proprio in Sudan, la terra natale della piccola Zeinab: Sr. Giuseppina era affascinata ed attratta dallʼidea di tornare nella sua Africa per portarvi la luce della fede e del Vangelo. La sua titubanza sfociò infine nella decisione di essere missionaria con la preghiera, il sacrificio e la sua vita consacrata ed offerta al Signore in una clausura aperta a tutto il mondo, perché dimorante nel cuore stesso di Dio che non ha confini di sorta. Sta proprio qui il grande mistero dellʼefficacia della preghiera e dellʼofferta “inutile” delle contemplative: nellʼunità del corpo mistico ciò che è invisibile diventa fecondo e ciò che sembra sprecato nellʼamore diventa prezioso e fonte di vita e di grazia.

Nel 1894 le Comunità dei Monasteri di Belvedere Ostrense e di Ostra, visto il numero esiguo di Sorelle che le componevano, per volere dellʼallora Vescovo di Senigallia si trasferirono nel Monastero “S. Maria Maddalena” della vicina Serra deʼ Conti (AN). Le tre Comunità si fusero in una, e allʼunanimità vollero Sr. M. Giuseppina prima come Vicaria e Maestra delle Novizie, e poi come Madre Abbadessa dal 1910 al 1916: la sua maturità, sia umana che spirituale, la faceva camminare speditamente sul sentiero della santità, una santità vissuta nella semplicità e nel quotidiano, ma riconosciuta sia dalle sue Consorelle che dalla gente del paese. Quando morì, la sera del 24 Aprile 1926, la voce si diffuse in fretta per le via di Serra deʼ Conti, e di bocca in bocca correvano le parole: “È morta la Moretta! È morta la Santa!”.

Questa voce trovava quasi una conferma in un episodio “singolare”. Alcuni mesi prima cʼera stato un dialogo curioso tra Sr. M. Giuseppina e una giovane Consorella:

- “Sr. M. Giuseppina, quando Sorella morte la chiamerà, ci dia un segno quando salirà in paradiso”.

- “Ben volentieri, sempre se il Signore me lo permetterà”, fu la risposta.

È morta la Moretta

La mattina del 25 Aprile 1926, pochi minuti prima dellʼorario dellʼalzata, si udirono distintamente dei tocchi di una campanella, che le Monache usano ancora oggi per chiamarsi allʼinterno del grande Monastero. Sia la campana che il batacchio però erano fermi, nessuno stava tirando la corda… Dopo un breve sbigottimento iniziale, una Sorella (che oltretutto non aveva assistito al dialogo avvenuto mesi prima!) comprese ed esclamò: “È Sr. M. Giuseppina che se ne va in paradiso!”.

Consapevoli della ricchezza della vita della loro Consorella, spesa in un continuo dono dʼamore a Dio e alle Sorelle, le Clarisse iniziarono subito a trascrivere i loro ricordi perché potessero essere una testimonianza attendibile, sincera e luminosa di unʼesistenza cristiana sofferta ma vissuta in pienezza sulle orme di Francesco e Chiara dʼAssisi. Furono lungimiranti quelle Sorelle! Grazie a loro, e a tutti i documenti raccolti e rinvenuti nel corso degli anni tra la gente che la conobbe e tra le cartelle dellʼarchivio del Monastero, nel 1987 è stata introdotta la Causa di Canonizzazione di Sr. Maria Giuseppina.

La “Moretta” di Serra deʼ Conti è adesso “Serva di Dio”. Sono molte le persone che sostano in preghiera sulla sua tomba. Anche molti nostri fratelli missionari (soprattutto quelli che operano in terra dʼAfrica), di passaggio in Italia per brevi periodi, passano a Serra deʼ Conti per raccomandarsi alle sue preghiere.

Siamo certe che dal cielo Sr. M. Giuseppina veglia in modo particolare sulla sua Comunità e su tutti i suoi fratelli africani, implorando per ciascuno dal Padre il dono di una vita umana dignitosa e la grazia di conoscere e vivere il Vangelo. A te che leggi chiediamo di unirti a noi nellʼinvocare lʼintercessione della nostra Moretta e nel chiedere al Padre che la sua santità venga riconosciuta e proclamata dalla Chiesa.

Dalla rivista “Il Missionario Francescano” 1//2 Gennaio-Febbraio 2010 - Mensile di carattere religioso-missionario dellʼOrdine dei Frati Minori Conventuali
Articolo scritto dalle Clarisse del Monastero di S. Maria Maddalena di Serra de’ Conti

Scheda biografica

1845/46

Zeinab Alif nasce a Kordofan (Sudan).

1853

La piccola Zeinab, con i due fratellini, viene rapita da dei negrieri e fatta schiava.

1856

È riscattata dal Padre Nicolò Olivieri, viene portata in Italia e affidata alle Clarisse di Belvedere Ostrense (An).

1856 - 24 settembre

Riceve il Battesimo col nome di Maria Giuseppina, la Confermazione e l’Eucarestia.

1874

Avviene la Vestizione fra le sorelle Clarisse di Belvedere Ostrense.

1876

Emette la Professione Religiosa.

1894

In seguito alla soppressione del monastero di Belvedere Ostrense, si trasferisce con altre Sorelle nel monastero di S. Maria Maddalena a Serra de' Conti.

1901

Viene nominata Vicaria del Monastero di S. Maria Maddalena a Serra de' Conti e Maestra delle Novizie.

1910-1916

È Abbadessa del Monastero di S. Maria Maddalena a Serra de' Conti .

1916-1926

Ultimi anni dell’intensa spiritualità di Suor Maria Giuseppina.

1926 - 24 aprile

La Moretta può finalmente vedere faccia a faccia Colui al quale si è donata totalmente.

1987

Inizio del Processo Canonico Diocesano.

1988

Chiusura del Processo Informativo Diocesano.

1992

La Congregazione per le Cause dei Santi emette il Decreto di validità del Processo Diocesano.

2010 - 17 aprile

Si chiude il congresso dei consultori teologi che proclama l'eroicità delle virtù di Suor Maria Giuseppina Benvenuti.

2011 - 5 aprile

Ratificazione  da parte del Congresso dei Cardinali e dei Vescovi di quanto proclamato il 17 aprile 2010.

2011 - 27 giugno

Decreto di Papa Benedetto XVI che assegna il titolo di Venerabile a Suor Maria Giuseppina Benvenuti: la Moretta di Serra de' Conti.